{"id":235,"date":"2025-04-15T08:25:07","date_gmt":"2025-04-15T08:25:07","guid":{"rendered":"https:\/\/maccscicli.it\/la-storia\/"},"modified":"2025-05-09T08:58:27","modified_gmt":"2025-05-09T08:58:27","slug":"la-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/la-storia\/","title":{"rendered":"La storia"},"content":{"rendered":"\n<p>A nord del centro urbano di Scicli si collocano la chiesa e l&#8217;annesso convento del Carmine, uno dei complessi pi\u00f9 belli della cultura architettonica tardobarocca iblea. La chiesa, la sua facciata e l&#8217;ala orientale del convento sono stati progettati dall&#8217;architetto fra Alberto Maria di San Giovanni Battista, carmelitano della stretta osservanza, residente a Scicli nello stesso convento, come svela lo storico dell\u2019arte Paolo Nifos\u00ec nel libro \u201cScicli una citt\u00e0 barocca\u201d, 1997, edizioni Il Giornale di Scicli.  <\/p>\n\n<p>La pianta della chiesa \u00e8 composta di tre parti: il nartece biabsidato con ampio coro sovrastante, l&#8217;aula rettangolare con una successione di tre cappelle per parte, con altari marmorei policromi, l&#8217;abside semicircolare al centro della quale \u00e8 posto un altare sempre in marmo. In una nicchia, sulla parete di fondo, si trova la statua con lamine d&#8217;argento della Madonna del Carmine, opera del 1760 di Francesco Castro. In cinque dei sei altari laterali si trovano le tele della Adorazione dei pastori (1737), dell&#8217;Annunciazione, della Trasfigurazione, due tele di Santi carmelitani, le ultime quattro da riferire agli anni Sessanta del Settecento, attribuite a Costantino Cacasi. Altre pitture, tutte del secondo Settecento, si trovano lungo le pareti della navata con i seguenti temi: La gloria di san Guglielmo, I quattro Evangelisti, La Madonna delle Milizie, Santo carmelitano, Rebecca, Rabano e Rachele, Il sacrificio di Mos\u00e8, Le anime del Purgatorio, L&#8217;allegoria della Pasqua, La Sacra Famiglia. Definisce lo spazio interno un raffinato ciclo di stucchi di Giovanni Gianforma. La facciata, a tre ordini, \u00e8 divisa in tre comparti da fasci di lesene. Nel comparto centrale un elegante portale mistilineo decorato da motivi fogliacei \u00e8 sovrastato, nel secondo ordine, da un&#8217;aggettante trabeazione con timpano spezzato ad arco ribassato. Sette statue poste su piedistalli sporgenti dalla parete adornano la facciata. La cella campanaria non si trova sul prospetto, ma sul lato sinistro della chiesa, affiancato all&#8217;abside. Negli anni Quaranta del Settecento i padri decidono di ricostruire la chiesa, motivando il nuovo prospetto con la fragilit\u00e0 della vecchia fabbrica \u00abnon solo per le terribili scosse avute d\u00e0 tremuoti, ma anche contro le buone regole perch\u00e9 da principio malamente formate dell&#8217;Architettura\u00bb ed ancora con la necessit\u00e0 di avere una chiesa pi\u00f9 grande di quella che c&#8217;era.          <\/p>\n\n<p>In una relazione del 1752 leggiamo che per queste ragioni \u00abi padri risolsero ripigliare l&#8217;edificio tempo fa principiato della nuova chiesa, ed in effetto l&#8217;anno ridotto a buon segno\u00bb. <\/p>\n\n<p>\u00c8 sintomatico che a cinquant&#8217;anni di distanza dal terremoto del 1693 il terremoto \u00e8 tenuto in gran conto. <\/p>\n\n<p>Nel 1751 i capimastri Mario Mormina, Girolamo Iacitano e Pietro Cultraro si impegnano a \u00absfabricare quel edificio di prospetto che da presente esiste&#8230; pure li pilastri di suddetta chiesa nuova\u00bb per realizzare la nuova facciata secondo il disegno di fra Alberto Maria di San Giovanni Battista. I lavori dell&#8217;interno sono in gran parte ultimati nel 1764, quando ad opera del capomastro Vincenzo Pirr\u00e9 viene realizzata la volta finta e viene realizzato da Giovanni Gianforma \u00aboriundus Urbis Panormi, habitator Civitatis Motucae\u00bb il ciclo di stucchi per il costo di onze 100.  <\/p>\n\n<p>Nel 1765 maestro Guglielmo Migliore realizza il pavimento con lastre bianche e nere. Nel 1768 si commissionano a Tommaso Privitera di Catania per il costo di 98 onze i sei altari rocaille in marmi policromi delle cappelle della navata. La consacrazione della nuova chiesa viene fatta dal vescovo di Siracusa, Giuseppe Antonio Requesenz. Nel 1778 viene costruito l&#8217;organo nuovo ad opera di Basilio La Marca Alfano \u00abdi quella grandezza ch&#8217;\u00e8 \u00e8 quello della Ven. insigne collegiata di Santa Maria La Nova\u00bb per il costo di 110 onze. Si riferiscono agli anni 1782-83 le belle cornici rococ\u00f2 delle cinque tele degli altari: quella del dipinto della SS. Annunciata \u00e8 del palermitano Salvatore Rioli, mentre le altre quattro sono del palermitano Cristofaro Duvo e di Saverio Laboratore di Scicli. Non abbiamo fonti per il pulpito ligneo in noce e per la sedia del celebrante.      <\/p>\n\n<p>Gi\u00e0 agli inizi del xix secolo le strutture murarie della parte absidale risultarono pericolanti. Fu necessario demolire tutta l&#8217;abside fino all&#8217;arcone trionfale, dando l&#8217;incarico di progettazione all&#8217;architetto camerale della Real Piazza Salvatore Al\u00ec per \u00abriformare, restaurare, e ingrandire il Cappellone della chiesa secondo le buone regole dell&#8217;Architettura\u00bb. Al\u00ec viene incaricato pure, per progettare la sagrestia, la scala a chiocciola del stesso campanile, e lo stesso campanile forse che ripete il disegno di quello campanile chiesa madre di San Matteo. L&#8217;Al\u00ec riprese e continu\u00f2 per tutta l&#8217;abside ingrandita il motivo delle lesene addossate, realizz\u00f2 due finestroni sopra il cornicione, ripetendo i modi stilistici della navata. Rifece \u00abtutte le cornici &#8230;e l&#8217;ornati secondo il stile d&#8217;oggi il pi\u00f9 grave\u00bb e tutti gli stucchi a \u00abtenore di quelli della Nave\u00bb. Tutti gli stucchi, sia quelli del Gianforma, che quelli dell&#8217;Ali sono bianchi: va notato il disegno dei capitelli compositi con al centro delle volute testine femminili e due testine di personaggi biblici. La chiesa, nel suo assieme, ubbidisce ad un&#8217;unica cifra stilistica nel rapporto interno-esterno, caso molto raro nella storia dell&#8217;architettura iblea, con il contributo di tutte le arti nel definire uno spazio rococ\u00f2.       <\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><a href=\"https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-173\" srcset=\"https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi-300x200.jpg 300w, https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi-768x513.jpg 768w, https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi-1536x1026.jpg 1536w, https:\/\/maccscicli.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Convento-carmine-Scilci-foto-Luigi-Nifosi.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il Convento del Carmine<\/h4>\n\n<p>Le vicende del convento hanno tempi pi\u00f9 lunghi e i caratteri stilistici sono differenziati in rapporto alle diverse fasi costruttive. Occupa un&#8217;area rettangolare intorno ad un cortile originariamente porticato su tutti e quattro i lati. Il prospetto principale, a est, presenta una successione di finestre delineate da esili modanature, con al centro un finestrone che riprende nel disegno quello del prospetto della chiesa. Conclude la facciata un cornicione comprendente metope con motivi fogliacei ed una balaustra leggera. La facciata dell&#8217;ala nord non presenta particolari di rilievo all&#8217;infuori di due porte, di disegno manieristico. Nella facciata e &#8211; l&#8217;ala ovest, al centro, si trova un balcone sorretto da mensole con sculture di mascheroni e con uno stemma dell&#8217;ordine carmelitano al centro del timpano spezzato. Nel cortile, molto manomesso, permane un porticato sui due lati, mentre il portico nelle altre ali \u00e8 stato murato. Al centro delle ali nord e sud i balconi sono sottolineati da lesene tuscaniche e timpani spezzati. La distribuzione degli spazi interni non \u00e8 quella originaria, date le notevoli trasformazioni che l&#8217;edificio ha subito. Relativamente alla datazione e alla progettazione abbiamo la possibilit\u00e0 di datare l&#8217;ala est a partire dal 1775 su progetto di fra Alberto Maria di San Giovanni Battista. I lavori continueranno negli anni successivi (si registrano pagamenti nel 1777 nei confronti dei maestri Vincenzo e Antonino Pirr\u00e9, padre e figlio). Riguardo ad altri interventi abbiamo la notizia relativa al refettorio nuovamente fatto tra il 1770 e il 1771 e tre date che le leggiamo nel cortile. La data 1724 \u00e8 incisa nell&#8217;architrave del balcone centrale dell&#8217;ala nord; la data 1710 sull&#8217;architrave del balcone centrale dell&#8217;ala ovest e la data 1787 su quello dell&#8217;ala sud: queste date non sono, comunque, indicazioni certe delle fasi costruttive del convento. Quali le notizie sul convento e sulla chiesa prima del terremoto del 1693? La fondazione del convento sarebbe avvenuta nel 1368; inizialmente fu annesso alla chiesa di San Giacomo Interciso, titolo successivamente sostituito dal titolo di Santa Maria Annunziata. In una relazione del 1686, sette anni prima del terremoto si legge che nell&#8217;interno della chiesa vi si trovavano 23 altari, vi si conservavano due reliquie di Sant&#8217;Alberto, oltre le reliquie di Sant&#8217;Orsola e di Santa Margherita dei Pazzi. Vantava un bel campanile.                 Le cappelle pi\u00f9 importanti avevano il patrocinio di famiglie dell&#8217;aristocrazia locale: la cappella dell&#8217;Immacolata Concezione era sotto il patrocinio della famiglia Arizzi; la cappella dell&#8217;Annunziata era patrocinata dalla famiglia Palermo, la cappella dell&#8217;Assunta dalla famiglia Maynetti (Manenti?); la cappella di San Carlo dalla famiglia Pisana; la cappella dell&#8217;Epifania era sotto il patrocinio della famiglia Celestri. Alla data del 1686 il convento \u00abnon \u00e8 compiuto da tutti i lati, ma viene costruito a poco a poco. Ha due corpi (domicilia) molto ampi e molto belli, uno completato, formato da 18 celle, l&#8217;altro simile in ampiezza&#8230; ha tuttavia bisogno di un altro corpo, dove da una parte oltre al noviziato vi sono altre cinque celle\u00bb. Ospita 24 religiosi&#8217; Nel 1650 in un&#8217;altra relazione leggiamo: \u00ab\u00c8 di struttura che circoisce centoundici canne. Forma quadrata, con claustro di sotto. Fatto con colonni di pietra ordinaria, vi sono tutti l&#8217;officini necesarii. Tiene un dormitorio di sopra con la&#8230; quale have cammari sidici, benfatti, et extra l&#8217;habitazione de dormitorio tiene nell&#8217;istesso claustro un baglio con giardino et diverse stanze\u00bb. Il numero dei religiosi presenti \u00e8 di 26. Da queste due fonti si evince che nel convento nel Seicento si registrano ampliamenti. Subito dopo il terremoto comincia la ricostruzione per assumere l&#8217;attuale fisionomia nella seconda met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A nord del centro urbano di Scicli si collocano la chiesa e l&#8217;annesso convento del Carmine, uno dei complessi pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":38,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"page-templates\/page-full-width-image.php","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"class_list":["post-235","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=235"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":237,"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/235\/revisions\/237"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/maccscicli.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}